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Curiosità
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16 settembre 2008
musica
Goodbye

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Richard Wright Pink Floyd

permalink | inviato da Martenot-Neon il 16/9/2008 alle 15:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
18 novembre 2007
musica
Il Rock anni '70 - Progressive.
E dalle ceneri della psichedelia nacque il progressive, detto anche prog. Caratteristiche di questo genere? Strumenti ai musicisti virtuosi e parole ai poeti. La stagione prog sarà breve ma intensa, intrisa di ottima musica a tratti epica, a tratti classicheggiante, un pò jazzata ed anche futurista, almeno fino a quando il tecnicismo spicciolo non prenderà il sopravvento. Elenchiamo brevemente i massimi esponenti.



I King Crimson, pur non essendo i più popolari tra le prog bands, sono di certo i più prolifici. Guidati dal genio del chitarrista Robert Fripp, le loro spinte innovative sono chiare fin dal primissimo album del '69, il capolavoro nonchè manifesto del genere In The Court Of Crimson King, dove sperimentalismi, rock e jazz si incontrano come mai prima era accaduto nella storia. Al primo interessantissimo Lp se ne aggiungeranno molti altri dallo spessore artistico non indifferente come Island, Larks Tongue In Aspic e Red (considerato il canto del cigno del prog).  I King Crimson hanno avuto una storia lunga e complessa a causa della loro struttura "aperta" la quale girava (e gira ancora) attorno alla figura di Fripp, una sorta di despota illuminato del rock che convoca alla corte del Re Cremisi musicisti dagli stili più variegati e sempre all'avanguardia come Greg Lake (che dopo soli due album finirà negli Emerson Lake and Palmer), Bill Bruford (già con i Yes), John Wetton, Tony Levin (Lou Reed, Peter Gabriel), Boz, Adrian Belew. Di sicuro è proprio questa sua struttura aperta che ha permesso alla band di evolversi sempre e di superare la stagione '69 - '74 senza affanni. Geniali.



Yes, formazione iper tecnica per antonomasia, ma mai banale nel periodo progressive. Il loro classicismo si fondeva a ritmiche folk tradizionale, ma con loro nasce la definizione di Rock Sinfonico. Gli elementi più positivi erano il bassista Chris Squaire, probabilmente uno dei primi virtuosi dello strumento e Bill Bruford (nei Crimson qualche anno più tardi. Disco consigliato, Fragile.



Guidati dal pifferaio magico Ian Anderson, i Jethro Tull sono tra le più longeve formazioni inglesi. Il gruppo si impone subito per un originale progressive a base di rock folk blues, caratterizzato proprio dal flauto traverso del leader: Anderson ne fa un uso assai spettacolare e anche la sua presenza scenica è particolare, con abiti da menestrello rinascimentale la sua silhouette che suona il flauto su una gamba sola diventa ben presto l'icona della band. Gli episodi più felici di questa storia sono costituiti da Aqualung e Thick is a Brick.



Non particolarmente prolifici, Emerson, Lake and Palmer sono il gruppo punta nell'immaginario collettivo grazie alle loro esibizioni spettacolari. Gli ELP seppero unire contenuti, tecnica da circo ed esibizionismo, formula valida fino a quando il gusto posticcio ed eccessivo dei loro arrangiamenti si è elevato al di sopra della musica. Disco consigliato, Tarkus.



Le canzoni più celebri però le hanno composte i Genesis, il cui merito è di aver portato il sinfonismo nel rock ai massimi livelli. Guidati dal carismatico e camaleontico Peter Gabriel, la band esordisce giovanissima, ma il suo assetto puramente prog durerà fino alla metà degli anni '70, anni in cui vedranno la luce album come Nursery Crime, Foxtrot, Selling England By the Pound e The Lamb Lies Down On Brodway. Dopo la defezione di Gabriel il timone passerà a Phil Collins il quale, passando dalle pelli alla voce, traghetterà il gruppo verso i lidi del pop insulso da classifica. Un peccato. Gabriel invece continuerà a comporre album di ottima fattura negli anni '80







permalink | inviato da Martenot-Neon il 18/11/2007 alle 10:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
25 ottobre 2007
musica
Il Rock anni '70 - Hard and Heavy.
Eccoci finalmente ad una nuova puntata!
Esauriti gli anni '60, passiamo ora ai '70. I Seventies sono stati un calderone di idee a volte anche contrastanti tra loro: nel giro di pochissimi anni si sviluppa il progressive che verrà poi giustiziato dal punk, il rock comincia a guadagnare robustezza, diventa più duro, ma al tempo stesso anche più teatrale. La crisi del dopo '68 ha frammentato la società con conseguenze evidenti anche sulla cultura musicale.
Ci occupiamo adesso della parte dura del rock.



I Led Zeppelin possono essere considerati i prosecutori della tradizione British Blues grazie ad un chitarrista come Jimmi Page ed un vocalist come Robert Plant. La band che prende il nome dal dirigibile più famoso del mondo tuttavia seppe andare oltre le influenze iniziali: si circondò di alone misterioso, a tratti fantasy e grazie alla capacità di arrangiatore di John Paul Jones e alla batteria più indiavolata di sempre by John "Bonzo" Bohnamm, gli Zeppelin si ritagliarono un posto nell'olimpo degli dei del Rock. La canzone più rappresentativa? Stairway to Heaven!



Con un sound ancora più estremo si presentavano i Deep Purple autori del celebre brano Smoke On The Water (e non ditemi che il riff vi è arrivato all'orecchio solo perchè è la sigla di quel programma detestabile in onda su Italia Uno!). Ian Gillan rappresenta di certo il top per i cantanti Heavy Metal degli anni '80: tecnicamente incredibile e dotato di un'estensione vocale notevole. Non credete che questa band sia solo Smoke On The Water: ascoltatevi in Rock e soprattutto Made In Japan, l'album live più bello di tutti i tempi, in cui il tastierista John Lord e il chitarrista Richie Blackmore fanno il bello e il cattivo tempo.



Guardate l'uomo sulla destra: lo riconoscete? Ma si è Ozzy Osbourne! Si si, proprio quello che oggi vediamo nella sit-com per MTV, Gli Osbourne. Ahhh come passano gli anni... e pensare che una volta era il cantante di una delle formazioni più temute al mondo, i Black Sabbath! Signori cari, questi ragazzotti inglesi sono stati così seminali da far invidia ai Beatles, se pensiamo che tutto il metal parte praticamente da loro. Al di là del genere erano anche autori di musiche stupende, un pò tetre ma molto energiche e di grande impatto. Per questo noi Ozzy lo perdoniamo.
E Tony Iommi che gran chitarrista, il più grande fabbricante di riff di tutti i tempi, stra imitato malgrado la sua essenzialità. Fondamentale.



permalink | inviato da Martenot-Neon il 25/10/2007 alle 9:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
9 ottobre 2007
musica
Il Rock anni '60 - Appendice al Garage: New York Dolls

Ecco il secondo contributo alla mia rubrica sul rock in biano e nero, questa volta si è adoperata per noi (e va bene per me!) la mitica lafranzine! Mi raccomando contattatemi se siete interessati, sarò felice di pubblicare qualcosa di vostro per mantenere questo spazio interattivo.



I New York Dolls si possono paragonare ai ragazzini londinesi che vanno alle costosissime “opening” solo per avere l’alcol gratis. Sono il gruppo rockability per eccellenza, quello che ha incarnato l’etica del sex, drugs and rock ‘n’ roll alla lettera in un contesto dove era figo essere pseudo-intellettuali (vi ricorda qualcosa?). Trasformano il vecchio rock ‘n’ roll fondendolo con l’hard rock, il tutto senza rinunciare allo stile e al trucco (si potrebbe dire che paillettes e cerone do it better!). Ovviamente la loro canzone d’oro non poteva che chiamarsi Frankenstein.


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permalink | inviato da Martenot-Neon il 9/10/2007 alle 18:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
6 ottobre 2007
musica
Il Rock anni '60 - Il Garage
Per completare il quadro dei nostri anni '60 è opportuno soffermarci sul Garage, probabilmente il genere più underground di quegli anni: sebbene da qui non uscirono bands che ebbero quel successo planetario, il Garage è importante perchè la prima vera forma di punk della storia (che vi piaccia o no questi gruppi sono nati in America e prima dei Pistols). La data cruciale è il 1969: proprio dopo che l'illusione Woodstock e i moti studenteschi si erano esauriti, uscirono nei negozi di dischi una manciata di album che ci raccontano come gli anni '60 fossero stati si anni prolifici, ma anche utopici. Lo spirito del tempo è intriso di rabbia e potenza, i musicisti non cercano più l'assolata California, perchè adesso la musica regna nelle grandi metropoli industriali come Detroit, Chicago e New York, elevandosi a fenomeno soprattutto urbano. Ecco i gruppi garage più rappresentativi.



Gli Stooges sono una band influentissima per la musica, nonchè autori di uno degli esordi più perversi della storia del rock! Prodotto da John Cale dei Velvet Underground e trascinati da un animale da palco quale Iggy Pop, gli Stooges erano in grado di comporre brani dolcemente inquietanti come Ann, ma anche inni di depressione totale come la litania di We Will Fall... chi poteva scrivere una canzone con il titolo I Wanna Be Your Dog se non loro?



Gli MC5 (acronimo per Motor City Five) prendono il nome dalla loro città, Detroit, che è appunto la città dell'auto per antonomasia. Il loro esordio Kick Out The Jams è un capolavoro punk antelitteram registrato tutto dal vivo al Big Ballroom di Chicago, ma la loro ruvidezza fu mal tollerata dall'Elektra records, che dopo un solo album sciolse il contratto. Inutile raccontarvi i deliri ai concerti che spesso terminavano con decine di arresti! Gli MC5 sono famosi anche per aver avuto uno dei muri sonori più compatti e soldi che siano mai stati visti (o meglio sentiti), tanto da guadagnarsi la reputazione della band più rumorosa di tutti i tempi.



Ecco il trio più casinista in assoluto! i Blue Cheer sono autori di album rock-blues acidissimi e potentissimi, veri ispiratori di quel sound che porterà prima al Hard dei Black Sabbath e poi allo Stoner che troverà nei Kyuss e nei Queens of the Stone Age la massima ispirazione. I Blue Cheer avevano il Blues nelle dita, ma nel cuore pulsavano Jimi Hendrix e i Cream: sulla scia del power trio, questa band fu tra le prime a fare dell'amplificazione e dell'impatto sonoro il motivo conduttore della propria musica e che musica: più Hard della Experience, più psycho della premiata ditta Clapton-Bruce-Baker, una gemma sepolta sotto decenni di musica. Interessanti furono anche le loro rivisitazioni di classici come Summertime Blues di Cochran e Satisfaction degli Stones.


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permalink | inviato da Martenot-Neon il 6/10/2007 alle 9:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
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IL CANNOCCHIALE