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21 luglio 2008
musica
Vieux Farka Toure


Il figlio di Ali Farka Toure è una forza della natura. Ho avuto l'occasione di vederlo dal vivo durante una rassegna di musica etnica e devo dire che ci sono vermente rimasto. Vieux propone una miscela di musica tradizionale africana e blues, dimostrando di aver assimilato la lezione di suo padre passato a miglior vita un anno fa. Le sue mani sono veloci, agili, conoscono alla perfezione il manico della chitarra ed hanno una grande sensibilità di tocco: la sei corde piangono, emozionano, sussurrano... una vera goduria per le orecchie, in particolar modo per quelle che amano lasciarsi rapire dalle sonorità esotiche. In Vieux Farka Toure c'è tutta l'Africa del nuovo millennio. Lunga vita!

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permalink | inviato da Martenot-Neon il 21/7/2008 alle 10:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
6 febbraio 2008
musica
Miles Davis - Kind of blue


Immaginate la libertà. Un flusso continuo di intense emozioni pure, impossibili da spiegare. Chiudete gli occhi: immaginate un gruppo di geniali jazzisti toccati da divina ispirazione, che sono lì a suonare per voi. Rilassatevi e lasciatevi rapire dalle note... lentamente parte So what con un tema stupendo e semplice, diretto. Entra in scena la tromba di Miles e l'atmosfera si arricchisce, si fa più intima e calda. Subito veniamo introdotti in un limbo emozionale a cui è impossibile resistere: ci sono Coltrane ed Evans con i loro tocchi leggeri e raffinati, eleganti e sontuosi che mai interrompono il flusso, mai una nota sbagliata, ogni cosa è al posto giusto finchè il brano piano piano si spegne.
Entra il blues, Freddie Freeloader, ma la voglia di perdersi e poi ritrovarsi nei soli d'ottoni mai svanisce, l'incantesimo non si infrange, l'anima black accompagna ogni singola nota.
Blue green scandisce un nostalgico ritorno alle origini della coscienza in un turbine improvvisativo che si poggia soffusamente sul piano, protagonista anche del successivo All blues, che si nutre di una decisa inquietudine. A comunicarci le cose più belle però è sempre quella tromba meravigliosa, evocativa di mondi lontani, che si libra nell'aria con disinvoltura e punta verso la fantasia dove tutto è possibile.
Dulcis in fundo Flamenco sketches, ed ogni parola sembra inadeguata ad esprimere un'intensa esperienza come questa: sembra quasi che racchiuda in sè la conoscenza del mondo, ti prende piano, ti appassiona, ti culla lievemente nel florilegio primigenio emozionale, dove non c'è confine tra felicità e tristezza, tra beatitudine e dannazione. Così si chiude una delle opere più intense scritte in musica, con impressioni sfuggevoli, soffuse, sfumate. Miles Davis è come un Debussy di metà Novecento, un impressionista dei suoni in tempi moderni.
Bill Evans si è soffermato sulle immagini che evoca questo capolavoro, le stesse che "mancano della complessità e della trama dei dipinti ordinari, ma si dice che chi sa guardare, troverà qualcosa che sfugge a qualunque spiegazione". Non possiamo far altro che convenire con chi sostiene che Kind of blue sia stato fatto in paradiso.


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permalink | inviato da Martenot-Neon il 6/2/2008 alle 12:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
27 gennaio 2007
musica
Isis - Panopticon

Nati dal filone sludge-metal-core, gli Isis hanno avuto la capacità di congiungere culture musicali agli antipodi, portando a livelli altissimi le splendide intuizioni dei Neurosis già con il loro precedente lavoro, Oceanic. Panopticon supera anche il predecessore grazie ad una maggiore coesione dei pezzi che costituiscono un solo grande viaggio all'interno dell'impotenza, del volere ma non potere, dove metal e post rock, compenetrandosi, sono le due facce imprescindibili dello stesso discorso musicale. Gli Isis hanno la capacità di comporre lunghi brani dalle strutture progressive, supportati da una sessione ritmica potente e precisa sulla quale si innestano le chitarre, una tastiera appena percepibile ed una voce anomala, lontana, che alterna il canto a furiose urla. Basta ascoltare il brano iniziale per rendersene conto: l'inizio di So we did ti fulmina con un mood rabbioso e disperato che poi lascia spazio a soluzioni chitarrisitiche più ariose, che cercano "l'altrove" in un magma sonoro da cui è difficile uscire. Il superare, il traversare, l'elevarsi sono sensazioni che ripercorrono tutto il concept, non a caso Panopticon è il nome di un carcere progettato da Jeremy Bentham nel 1700, dove le celle erano controllate da un'unica torre centrale in modo che tutti i detenuti potessero essere controllati da un'unica postazione: una sorta di Big Brother della repressione che cancella ogni libertà umana. Non deve essere molto difficile associare la metafora Panopticon ad una condizione esistenziale nell'era contemporanea. Le progressioni di Backlit o l'inizio mite di Wills dissolve risolvono tutte allo stesso modo, i movimenti e i tempi tra loro sono simili, dinamici ma al tempo stesso monolitici, eppure la forza di questo lavoro risiede proprio in queste qualità, la band di Aaron Turner è abile a non trasformare i brani fini a se stessi, abbinandoli a soluzioni di matrice tooliana e a suoni raffinati, evitando di trascinare l'ascoltatore nel baratro della noia. Un album imperdibile per comprendere le evoluzioni musicali degli ultimi anni.




permalink | inviato da il 27/1/2007 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 settembre 2006
musica
Melvins - A live history of Gluttony and Lust (Houdini Live)
In occasione dell'All Tomorrow's Parties i Melvins, come hanno fatto tanti altri altri artisti prima di loro tra cui Dinosaur Jr, The Stooges e Mudhoney, decidono di risuonare dal vivo un intero album della loro discografia: il risultato è questo Houdini Live! Houdini è l'opera che lanciò la band di King Buzzo nel mainstream (anche se poi ritornarono nell'underground nel giro di una manciata di album), al tempo registrato con la supervisione di Kurt Cobain (anche se la leggenda narra che i contributi del leader dei Nirvana furono poco rilevanti), ma riascoltarlo in questa nuova veste fa un certo effetto perchè oltre a non perdere il confronto con la versione in studio risulta ancor più cattivo, deviato e malato! Eppure non c'è Lorex, sostituita al basso da Trevor Dunn (Mr Bungle, Fantomas), Buzz e Dave sono ingrassati e appesantiti come il loro sound pachidermicamente sabbathiano; sembra impossibile ma i Melvins non deludono nonostante i numerosi anni di onorata carriera che si portano alle spalle. Ascoltare per credere! Il lavoro non è da sottovalutare perchè questa la si può considerare come una versione aggiornata di Houdini a partire dalla track list lievemente modificata per dare una nuova enfasi al prodotto finale e senza creare eccessivi sconvolgimenti di umore tra forti tensioni e pause che rendevano meno fluida la versione precedente. Poi ascoltare la forza centrifuga di brani intramontabili come Hooch, Lizzy, Sky Pup, Night Goat, Pearl Bomb, Hag me e compagnia bella ci riporta indietro ai vecchi tempi, quando il grunge era signore e padrone del Rock. C'è inoltre da sottolineare l'eccellente esecuzione soprattutto quella di Dale Crover che pe
r l'occasione si è avvalso di 4 braccia supplementari! Una bomba!
I Melvins sono come una bella signora di mezza età che sfoggia i segni del tempo, ma che conserva ancora intatto tutto il proprio fascino.



permalink | inviato da il 2/9/2006 alle 10:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
2 luglio 2006
musica
MOU
Intervista al progetto Mou
Suoni dalle montagne



Il progetto Mou è di certo tra i più interessante usciti dalla verde Irpinia, sia per idee che per risultati ottenuti negli ultimi anni. Oltre a diverse esperienze importanti a livello nazionale, questi ragazzi hanno anche avuto il merito di vivere delle esperienze importanti in diverse zone del Bel Paese. I loro sforzi hanno portato alla costruzione di piccole ma significanti iniziative, come ci conferma Paolo, l'anima del gruppo.


1) Partiamo dal nome, Mou: perchè?

E' venuto fuori così… un non sense, tutto suono (mù). nelle intenzioni avrebbe dovuto, per via delle caramelle, esorcizzare il contenuto serioso del promo del 2001, sicuramente un modo per non prendersi troppo sul serio…

2) L'idea Mou era stata concepita originariamente come "One man project": da cosa è nata l'esigenza di "allargare il cerchio"?

In origine dall’esigenza di mettere in piedi un vero e proprio concerto. Nonostante l’amore per un determinato sound, london 1997, all’epoca non riuscivo ad immaginare un live senza quella componente di “suonato”, sudore ed istinto. In questo mi sento di dire che le cose non sono tuttora molto cambiate …forse, nella fase attuale, abbiamo messo soltanto da parte un po’ di fisicità privilegiando l’istinto! …c’è una subdola componente punk in Mou, soprattutto nella dimensione live…
In tutti i casi: allo stato attuale non ha alcun senso parlare di one man band, quella è stata una fase durata poco meno di un anno: già dal 2002, quando si è assemblata la formazione, Mou è diventato il prodotto di 5 teste…  più che mai in questa fase.

3) Dal vostro primo ep (###ntain vibes ep n.d.r.) si direbbe che siete molto legati al movimento dub partenopeo (Almamegretta su tutti) e al sound di Bristol, però ci sono anche delle componenti diverse: ciò fa supporre che la band abbia nel proprio humus anche altre influenze, quali sono?

Più che legati al movimento dub partenopeo (ammesso che esista un movimento dub a Napoli) ci sentiamo un gruppo fortemente influenzato dalla musica dub, un genere a cui Napoli ha adottato e aperto le porte… tutto qua! Siamo lontani dal Dub prodotto sotto il vesuvio… senza presunzione alcuna …non meglio, non peggio …semplicemente diversi, partiamo da basi differenti. Credo altresì che la nostra condizione di “provincialità”, di isolamento rispetto a determinati modelli o “scuole” ci ha fatto vivere paradossalmente una condizione privilegiata affrancandoci da modelli consolidati: abbiamo maturato una tecnica nostra, senza subire le inevitabili scuole dominanti di città…
In tutti i casi quello che del dub ci interessa è “l’aria”, le “dilatazioni” e quel modo di suonare “in negativo”, non per note, ma per frequenze, vibrazioni, non per “pieni” ma suonando i vuoti, le attese e le pause.... Le influenze sono le più disparate, ognuno di noi ha le sue, ma non c’è nessun gruppo in particolare cui si riferisce il sound di Mou, …siamo prima di tutto dei veri e propri divoratori di musica, in questo credo che il saper ascoltare fa molto più musicista del saper suonare… soprattutto, e ne facciamo una bandiera, siamo malati di musica e non virtuosi, fanatici e/o feticisti dello strumento!

4) Il 2002 vi ha visti come vincitori dell'Arezzo wave: cosa vi ha lasciato come esperienza e quali porte vi ha aperto?

L’esperienza bellissima… suonare sullo psycho stage è per forza emozionante, l’atmosfera del festival è spettacolare, viverlo con quel braccialetto verde che ti lascia passare ovunque ti manda fuori di testa… il backstage con il free bar, l’aperitivo rock, la conferenza stampa, una figata ma, guardandoti bene attorno, scopri un festival fatto per gli interessi dei grandi nomi dell’ “underground” italiano e dove l’emergente rappresenta soltanto l’espediente, il caprio espiatorio! Comunque quello che ti lascia è sicuramente un ottimo curriculum, un biglietto da visita credibile che ti permette di aprire porte con minor sforzo, che per amor del vero non è cosa poco, e che in tutti i casi prescinde dal loro impegno a spingere gli emergenti!

5) Sempre nello stesso anno avete suonato in diretta nazionale sulle frequenze di Radio Popolare Network, ma anche negli studi di All Music...

… dal nulla, dalla sperduta Irpinia ci siamo trovati catapultati in una dimensione che almeno in quella fase, non riuscivamo a comprendere, che non ci lasciava comprendere la misura di quello che stava succedendo. Tutto all’improvviso!
…ricordo ancora il tremore alle gambe durante la diretta su rete All music!
 
6) Dal punto di vista dei contenuti, la vostra musica ha stretto una forte alleanza con la politica, un binomio che in Italia, specialmente nei circuiti alternativi, gode di una certa considerazione. Oggi però la politica appare lontana, se non addirittura aliena, dalle esigenze dei cittadini: non avete il timore di non essere presi sul serio?

Non siamo una band militante. Molti lo pensano. Non lo siamo mai stati ed in nessuno dei nostri testi trovi riferimenti “politici”, almeno in senso stretto…
In qualche modo il nostro è un tentativo, bene o mal riuscito, di approccio “purista” sulla composizione e sul linguaggio musicale. I testi di Renato sono non-testi, e si sviluppano attraverso una scelta estetica ben precisa, mozzicando parole, slang e frasi, metaforicamente come il linguaggio dei migranti italiani in america, dove l’Inglese diventa dialetto e l’Italiano si fonde con lo slang Inglese…  che più G-local di così è impossibile immaginare (il brano little italy by phone su tutti); un modo non di cantare, ma di far “suonare” il microfono. Ben precisa è anche la scelta “estetica” attraverso la quale si sviluppa Radio Gap Dub, unico momento che può tratte in inganno e che comunque non rappresenta un manifesto ideologico, e dove non si esprimono pareri, giudizi, o posizioni… è soltanto la cronaca radiofonica dell’assalto alla scuola Diaz, una violazione dei diritti umani che ha scomodato persino Amnesty International e che dovrebbe ancora far riflettere. Un documento che ha a che fare poco con le politiche trasversali/radicali/antagoniste/movimentiste/comelesivuolechiamare… e molto con quelle dello stato di diritto.
Che poi sono per la maggior parte centri sociali a ospitare i nostri concerti è un altro paio di maniche che riguarda più la carenza di spazi per la musica “altra” e poco la militanza politica… cosa che dal nostro punto di vista da onore al ruolo degli spazi autogestiti nella vita culturale italiana.

7) Sempre parlando di politica, cosa vi aspettate dal governo attuale? A quanto pare Prodi ha preso l'impegno di regolarizzare il settore musicale con una legge che ne favorisca la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione: le solite chiacchiere oppure è davvero arrivato il momento di costruire qualcosa di concreto?

Eviteremmo volentieri di parlare di politica, almeno nel contesto dei Mou, siamo consapevoli di quello che ci circonda; chi più chi meno ognuno di noi ha un grado di coinvolgimento “politico”, ma il progetto Mou si occupa esclusivamente di musica! Forzando la mano possiamo dirti che intendiamo questa come la forma più alta di rivoluzione: l’emancipazione dei sensi e della persona!
Sui fatti politici, potremmo darti soltanto un parere personale per ognuno di noi, ammesso che a qualcuno interessi.
Se solidarizziamo, partecipiamo e appoggiamo determinate manifestazioni, collettivi, spazi sociali, è perché  condividiamo idee e progetti, ma ripeto: Mou non fa e non si esprime attraverso la politica, e se il governo Prodi prende a cuore il problema musica non possiamo esserne che contenti, tuttavia con poca fiducia… la musica in Italia è sopraffatta dai grandi poteri della canzone nazionalpopolare e dalle lobby interne alla S.I.A.E.  e sono quelli i mercati da assecondare e “tutelare”, mica quelli delle cifre a due, massimo tre zero dell’underground nostrano?!?!
E poi dal vecchio governo Prodi ci aspettavamo anche la riduzione dell’iva sui cd promessa dal’ex vice premier Veltroni…

8) Tornando alla musica, cosa ne pensate della scena musicale in Campania e quali sono i migliori gruppi underground?

Underground, molto underground, ma di pregevole fattura…penso che per determinati generi siamo molto avanti rispetto al panorama nazionale. Ogni volta che suoniamo fuori regione ci accorgiamo che c’è molto interesse per quello che si produce nella nostra regione, molto rispetto, capisci subito che il pubblico si aspetta dal gruppo “napoletano” quella marcia in più…
Tra le realtà regionali senza ombra di dubbio citerei Retina.it, che rimangono anche tra le cose che preferisco a livello nazionale: il non plus ultra dell’elettronica made in Italy, Pompeiani, un duo, Lino Monaco e Nicola Buono, sotto contratto per la Hefty records di Chicago… grandissimi!
Inoltre Black era, Bradipos IV, Tellaro, Polina, Blessed child opera, ecc…

9) Non siete una band che ha un lungo percorso musicale alle spalle, eppure in poco tempo siete riusciti a togliervi alcune soddisfazioni, come quella di aprire per Horace Andy (collaboratore dei Massive Attack n.d.r.): siete soddisfatti o vi aspettavate di più?

Più che aprire, essere chiamati ad aprire Horace Andy… qualche giorno prima in un concerto ad Amsterdam il nostro Horace cade dal palco, si spezza una gamba ed annulla tutto il tour europeo.
Guardandoci indietro, con più di 50 concerti in tutta Italia… dall’Agricantus di Palermo all’Askatasuna di Torino, da Officina99 di Napoli al Leoncavallo di Milano, tre compilation a distribuzione nazionale, un ep che è all’incirca a 1000copie, la stampa nazionale che dopo 4 anni comincia a parlare di noi, non possiamo che dichiararci soddisfatti… Le attese ora riguardano il nuovo album…

10) Con chi vi piacerebbe collaborare?

Non ci abbiamo mai pensato… in questo momento ti diremmo Paolo Morelli (Alunni del sole) oppure la grande Betty Curtis, idolo degli anni ‘60 che ci ha lasciati qualche settimana fa e il cui pezzo Chariot più di una volta è stato utilizzato a mò di outro a chiudere i nostri concerti.

11) Avete fondato una indie label, ...aquietbump: attraverso questa quali obiettivi cercate di raggiungere?

Lavorare di musica… e soprattutto non per desiderio, ma per necessità.
Abbiamo cominciato a sentire la necessità di unire gli sforzi insieme ad altre band, a noi in qualche modo affini, per la promozione, produzione del materiale, un mutuo sostegno considerando anche che A quiet bump si avvale come punto di partenza di tre strutture di base: uno studio di mastering (Blackchannel), uno studio di registrazione (Qzone studio), ed una agenzia booking promotion management (Soundabbast!!!), …pubblicità subdola!

12) Sul sito della vostra label (
www.aquietbump.com) c'è il marchio Creative Commons. Potete parlarci dei vantaggi o degli svantaggi che comporta? La ritenete una valida alternativa alla S.I.A.E. nella tutela dei diritti d'autore?

Se ci credi lo fai!
Crediamo che sia più importante diffondere la propria musica optando per un copyleft consapevole e soprattutto vivere la paternità dell’opera in maniera decisamente più “rilassata e flessibile”. Inoltre la possibilità di mettere a disposizione, il proprio lavoro anche ed eventualmente per la rimanipolazione altrui ci sembra una conquista notevole che in qualche modo “istituzionalizza” finalmente un nuovo modo di vivere e più attuale modo di rivolgersi all’arte.
Intanto, se i tuoi album non passano in Rai, Mediaset, non sei Gianni Morandi o Gino Paoli con un volume di vendite considerevole, oppure ancora non hai impegnata la prossima stagione in piano bar di matrimoni nel ristorante del paese, bisogna comunque tenersi lontani dalla S.I.A.E.… se poi si vuole passare la vita a elemosinare borderò ad amici, conoscenti e parenti allora è un altro discorso!
 
13) Progetti per il futuro: cosa bolle in pentola?

Il nuovo album ha priorità assoluta in questo momento.


Per maggiori info: www.mouproject.com





permalink | inviato da il 2/7/2006 alle 16:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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